martedì 4 novembre 2008

E quando ci penso



Chissà perchè le mie frasi iniziano tutte con

"e"

Forse perchè giungono sempre da qualcos'altro

Impotenza



Quando da bambina, sentiva l’ingiustizia e non poteva fare nulla per combatterla.
Le parole rimbombavano nella mente, quando la sera, nascondeva le lacrime e i singhiozzi sotto il cuscino:

“Devi essere superiore, tu sei migliore, sei più intelligente, più matura.
Ignoralo!”


Aveva invece bisogno di giustizia, del gesto di un adulto che sostenesse la sua parte, quand’era clamorosamente giusta.
Il giorno dopo il tempo scorreva uguale a sempre, nessun cambiamento.
Lui continuava a prevaricare, senza rispettare nessuna regola, nessun sentimento, movimenti impregnati d’egoismo, ogni giorno, in ogni sfera.
E lei? Timida, chiusa, sempre più smarrita.

Fuori il mondo sembrava capovolto: stima e rispetto, educazione e sensibilità, anche affetto a volte. Senza bisogno di combattere, senza dover nemmeno chiedere.
E le ore che trascorreva fuori erano sempre di più.
Finché se ne andò.

Solo una cosa portò con sé, in un piccolo luogo dentro l’anima:
tutta la sua impotenza.

domenica 2 novembre 2008

Ci sono



Ci sono quelli che: “ma come hai fatto a resistere fino ad ora!”
Quelli che: “dovevi reagire subito”
Quelli che .. adesso è troppo!
Quelli che sono rimasti in silenzio e non hanno preso posizione (magari dentro di loro sì?)
Quelli che non si sono posti domande, e quelli che ancora se ne stanno facendo.
Quelli che hanno difeso l’indifendibile perché in fondo non gli sei mai piaciuta.
Quelli che hanno chiacchierato ma poi non hanno agito.
Ci sono le persone lontane. Per estrazione geografica o solo perché non le conosci a fondo. Ti mandano un segno di solidarietà, anche solo un “mi dispiace”.
E poi ci sono quelli che spariscono, di nuovo.

Ma prima di tutto c’è miss_v, quello che ne resta, ogni volta.
La delusione, ma anche la speranza;
le fragilità, le insicurezze, la rabbia;
la mortificazione, ma anche la rivendicazione dei propri motivi.
La confusione, il bisogno di silenzio, chiudersi la porta alle spalle e tenere tutto fuori, almeno per un po’.
La forza e il coraggio di guardare in faccia gli errori, riconoscerli, comprenderne le ragioni.
E correggere, per quanto possibile.

Ma lasciare andare tutto ciò che non è necessario.