sabato 3 gennaio 2009

Piccola creatura

Sei entrata senza fare rumore.

Eri così piccola che non sospettavo quanto potere potessi contenere.

Mi sorprendi ogni giorno, e ogni volta faccio un minuscolo passo indietro, ma forse non te ne accorgi nemmeno.

Forse sì.

Forse mi guardi arretrare, e con fatica avanzare di nuovo verso te. E vedi tutto, perchè il potere che porti con te è quello della saggezza, della comprensione, infine dell'amore.

Vorrei scrivere Grazie, ma non lo farò.
Ops! L'ho fatto, lanciando il sasso e nascondendo la mano, perchè so che non vuoi sentirmelo dire.

Vedo i tuoi occhi che diventano lucidi per la tristezza, ma anche le lacrime che scorrono quando ridi.

Amo la tua ironia, geniale, provo a pensare come te quando mi accorgo che mi sto prendendo di nuovo troppo sul serio.

E comunque l'underscore è fondamentale!

(Unisce senza legare)

Wind_of_Change

Scoperte

Oggi rivedo mio zio, il minore dei fratelli di mio padre.

Quello che mi contatta su facebook e mi scrive: "Nipò, quant stai bell vestut 'a motociclista!"

Quello che quando sono arrivata in ospedale quel giorno, con il mio braccio al collo e un padre in fin di vita, mi ha rimproverato con rabbia per non averlo avvisato prima.

Quello che poi ha guardato dentro i miei occhi e piangendo mi ha stretta a sè. Senza bisogno di aggiungere nulla.

Quello che qualche ora dopo la morte di mio padre mi ha accompagnata a comprare il pane: "Spicciati! Chè il supermercato chiude".

Quello che dopo cena ha voluto guardare le foto di noi, di mio padre e abbiamo riso per ore.

Quello che l'ultima volta mi ha detto: "Gli amici sono importanti, Valè, tu ne hai di amici? Amici veri, intendo. Non li perdere".

Quello che mi chiama Valè, sì, con l'accento!

Valentina

Chiudo gli occhi e provo a sentire quello che mi scorre dentro.

La sensazione più forte è di estraniamento.

Le percezioni sono affievolite dall’anestesia cerebrale.

La mia mente non cessa di vorticare da una persona all’altra, da una situazione ad un’altra, non so se si tratta di ansia, o solo preoccupazione o ancora un insensato, vano tentativo di riprendere il controllo di tutto. Tutto quello che sento essermi sfuggito. La comunità virtuale ha amplificato tutte le mie sensazioni, sento una ridondanza spaventosa, che a tratti mi fa temere la pazzia.

Mi scopro a mentire, omettere, evitare.

Troppi sanno troppo di me, mi sento nuda, smascherata.

Forse dovrei solo lasciarmi andare. Per la prima volta sembra che io sia davvero dentro, non sono più ferma su quella soglia ad attendere il momento giusto per entrare, che non arriva mai. Mi sento dentro, ma ho paura, mi sento troppo fragile, non mi sento pronta. Vorrei scappare, allontanarmi, nascondermi in qualche angolo protetto, se ne esiste ancora qualcuno.

Mi apro, ma un attimo dopo non reggo a me stessa.

Ferisco, offendo, deludo, tradisco. Ma non me ne accorgo, non sento le loro sofferenze, lo immagino con la mente ma non sento nulla.

Le mie difese non sono più efficaci. Non mi aiutano, non mi proteggono più.

Non mi sento sola, mi sento isolata. Dentro quella campana di vetro, ancora intatta, da cui posso vedere tutto, rimango inaccessibile. Giro in tondo come una trottola impazzita che non riesce più a fermarsi. Ho deciso mille volte sì e mille altre no. E con la stessa veemenza. Ho acconsentito con entusiasmo e rifiutato con rabbia.

Sogno quel giorno: il giorno in cui, completamente centrata, saprò quello che voglio e quello che vogliono loro, gli altri, quelli che nella mia vita ci sono e resteranno; e saprò in che modo i nostri desideri coincidono, si incontrano, si soddisfano reciprocamente.

Tutto il buono e il bello che mi respira attorno mi ha bloccata, riducendo ogni cellula del mio corpo ad una forma di paralisi indistruttibile. Ho sentito tutte le mie forze, le mie energie concentrarsi lì.

So che la scelta giusta era partire.

Ma so anche quanto importante possa essere quest’errore oggi.
Quanto significato e valore può avere questa decisione sbagliata nella mia battaglia.

Quante volte in questi giorni mi sono immaginata su quel treno, con il mio libro e i miei pensieri, la curiosità e l’entusiasmo di trovarmi in un altro luogo, respirare altre vite. E quante volte ho scacciato il pensiero temendo le fitte della condanna e del senso di colpa.

Del dolore per la gioia e il calore che mi sono negata.

Ho ripensato a tutte le volte che ce l’ho fatta, a quel senso di soddisfazione e fierezza che mi ha scaldato, e mi ha aperto lo sguardo verso il futuro, verso la mia voglia di scrollarmi dal cuore la pena che mi porto dentro da sempre.

Ci sono parole che non uso mai.
Una di queste è speranza, parola che sento banale, vuota, usurpata, abusata.
Disperazione: senza speranza.

Si è realizzato il mio paradosso interiore più contraddittorio.

Non ho più scuse, né alibi.

La mia mente non cesserà di elaborare spiegazioni, ma sarebbe solo un inganno.

Quanto lo senti dentro, il tuo inganno?

Quanta energia consuma il tuo inganno?

Quanto spazio libero c’è, se smascheri il tuo inganno? Spazio per vivere, amare, per interessarti alle persone, coltivare le passioni che hai chiuso da qualche parte.

Per essere felice.

E imparare ad essere Valentina.

PS: Perché sono stata tutto il tempo in un’altra sala? Perché non ho liberamente camminato, parlato, riso, guardato, respirato?


N.B.: alle persone che amo e mi leggono, sul mio blog ma anche dentro.