giovedì 29 agosto 2024

AA - 27 Agosto 2024

     Primo incontro

1.       Ho capito il metodo. Ogni persona presente prende la parola e racconta un pezzo della sua esperienza. E tu senti risuonare dentro alcune corde, in modo più o meno forte a seconda degli elementi che ascolti e ad un certo punto ti rendi conto che sei in un contesto nuovo, dove le persone attorno a te hanno vissuto/vivono qualcosa che conosci molto bene, anche se ognuno a modo proprio

2.       Ho capito a che livello mi trovo della malattia: sono riuscita a interrompere da sola senza fare grande fatica. Forse il giorno più duro è stato lunedì: sono rientrata a lavoro dopo tre settimane di ferie e mentre guidavo verso casa sono stata assalita dall’ansia perché quello è l’orario dell’aperitivo, la calamita verso il bar. Ma sono riuscita a farmene una ragione. Sono andata dritta dai gatti e ho fatto altro, mi sono distratta. Mentre mi saliva la voglia di cedere al rituale quotidiano di andare al bar ho immaginato le persone che avrei incontrato, l’atmosfera, il sapore del prosecco e poi la voglia di prendere del vino da portare a casa che di sicuro si sarebbe scatenata e ho avuto  un senso di repulsione, una sensazione di INUTILITA’, ho avuto la percezione forte di conoscere già tutti i movimenti e ho sentito una stanchezza enorme all’idea di ripeterli: versarmi da bere mentre guardo la TV seduta al tavolo della cucina da sola, la consapevolezza che pian piano avrei iniziato a non avere più totale coscienza del momento, avrei bevuto fino a finire la bottiglia come fosse qualcosa di irrinunciabile, e non importa che ora fosse stata, sarei andata a dormire e il giorno dopo non avrei avuto memoria di gran parte della serata. Anzi: mi sarei svegliata preoccupata e mi sarei guardata intorno per capire se avessi fatto qualche danno. E così è stato relativamente semplice addomesticare la mia mente e sottrarla alla schiavitù della routine, dell’abitudine più facile, quella che conosco meglio, a cui mi sono aggrappata tante volte, che mi dava un senso di conforto, quella di scivolare fino al bar e ordinare il primo prosecco dei molti che ancora una volta avrei bevuto.

3.       Ho capito che ho superato una linea sottile da cui non posso più tornare indietro. Io non potrò mai più bere nemmeno un bicchiere di nulla. Altrimenti il circolo riprenderà. Non posso controllare l’alcool. Lui ha preso un tale potere per cui nel giro di niente non sarò di nuovo più in grado di gestirlo. Io non potrò più bere un bicchiere di vino a cena o una birra con una pizza. Il mio problema oggi non è il bicchiere di troppo, ma il PRIMO bicchiere.

4.       Mi hanno invitata a raccontare la mia esperienza. Ho raccontato del mio rapporto complicato con l’alcool in generale, il rito quotidiano dell’aperitivo a cui mi è sempre stato difficile rinunciare, e la degenerazione degli ultimi mesi, per finire alle ultime settimane passate a bere a casa da sola e per concludere con gli ultimi giorni, la serata da Fabio e la “tre giorni” di bevute ininterrotte che mi hanno portato a cadere in casa procurandomi lividi in tutto il corpo. E infine la resa: una settimana fa a quest’ora ero da mia madre che camminavo avanti e indietro per casa sua senza riuscire a stare ferma e seduta. Da allora non ho più bevuto nulla. Alla fine del mio racconto un degli altri partecipanti, di quelli che ne sono usciti e ora aiutano i nuovi arrivati, mi ha detto: “Per come ragioni, sei nel posto giusto”.

5.       Alla fine dell’incontro una ragazza, Denise, 39 anni, mi ha preso le mani tra le sue e mi ha detto: “Mentre parlavi tremavo tutta, non riuscivo a stare ferma. Mi hai fatto risuonare molte corde”. Quando parlavo delle reazioni violente e soprattutto del terrore del giorno dopo dovuto al totale vuoto di memoria di quanto accaduto, vedevo solo la sua testa fare su e giù.

6.       La teoria delle 24 ore: ognuno di noi deve impegnarsi a non bere per 24 ore. Ogni giorno.

7.       La sensazione più forte è stata sentirmi completamente compresa, sentirmi parte di qualcosa, completamente accolta. Questo è successo solo ascoltando il racconto delle esperienze degli altri. Avevo deciso, mentre ascoltavo, di non parlare, visto che era la mia prima sera. Ma il coordinatore del gruppo, dopo alcuni interventi mi ha chiamata in causa. Ed io che mi stavo un po’ chiudendo nelle mie riflessioni, sono invece riuscita a parlare a ruota libera, pur articolando in modo sensato il mio primo racconto.

8.       Appena sono arrivata mi è sembrato un gruppo di scoppiati male assortiti. Per un attimo mi sono chiesta: “Ma che ci faccio qui?”. Ma mi ero ripromessa di non avere pregiudizi, di provare. E quando ognuno ha iniziato a parlare di sé, tutta la parte esteriore, l’immagine di loro, è scivolata in fondo e la mia attenzione e soprattutto il mio “giudizio” si è concentrato sul lato interiore che emergeva dalle loro parole. Sono sfumati i volti, l’abbigliamento, l’aspetto meramente fisico, l’età, un contesto altro rispetto a qualunque cosa io abbia mai vissuto in passato.

9.       Il mio compleanno quest’anno cade di martedì, tra due settimane, ed io che non sapevo come festeggiarlo e soprattutto che temevo di cedere e brindarci sopra, sono contenta che lo passerò con loro, al mio terzo incontro.  Magari porterò i pasticcini (cosa che non ho mai fatto nella mia vita).

10.   Mi è tornato l’appetito ma a volte è come se fosse una compensazione alla mancanza di alcool, come quando ho smesso di fumare e i primi tempi avevo sempre bisogno di sostituire la sigaretta con qualcosa di sfizioso da mangiare. Ma siccome non voglio ingrassare, bevo acqua e raggiro la mente.

giovedì 7 dicembre 2023

non è mai troppo tardi



8 tentacoli.

Ti sarebbe piaciuto.

Tema in classe

In quinta liceo scrivevo sempre i temi direttamente in bella.

Le prime due ore erano dedicate a buttare giù la bozza, dopo qualche giorno altre due ore per trasformarla in bella.

Quelle seconde due ore io leggevo perchè avevo già consegnato il mio tema alla fine delle prime due.

Senza alcun ripensamento o bisogno di modificare una sola parola o frase.

Quando la docente restituiva i temi corretti, ogni volta mi chiedeva di alzarmi in piedi e leggere il mio alla classe perchè era quello più significativo, quello che aveva colto ed elabotato al meglio la "traccia" che era stata assegnata.

Quell'anno non presi mai meno di 8.

Una sfilza di 8, 8 e mezzo, 8 al 9, 9.

Ora mi chiedo: ma perchè non ne ho tenuto nemmeno uno di quei temi?

Perchè non ho fatto la raccolta di quelle storie che scrivevo così bene, di getto, senza avere nemmeno il bisogno di modificare nulla?

Oggi rileggermi sarebbe straordinario, mi piacerebbe anche solo rivedere la mia grafia di allora.

Io ricordo che ogni volta mi stupivo di quei risultati ed anche del fatto che regolarmente quello che avevo scritto in prima battuta andasse bene com'era, che non avesse bisogno di correzioni, nè mie nè tantomeno dell'insegnante. Che tra l'altro fu con noi solo quell'anno, era una che ci considerava adulti e ci dava del lei, una tutta d'un pezzo che non faceva sconti e non cedeva mai a qualche sentimentalismo o gesto tenero. Mentre quella che aveva passato con noi i primi 4 anni era stata una vera chioccia, una che sulla correzione del tema, a parte i tratti rossi, scriveva sempre ad ognuno un pensiero conclusivo, un commento che riassumeva quello che pensava di noi sulla base di quello che avevamo espresso nel tema.

Con me era sempre tosta ma si capiva che lo faceva per stimolarmi. Una volta nell'angolo in alto a sinistra del mio foglio protocollo scrisse solo:

Impara ad usare intelligentemente la tua intelligenza!

Ci pensai tantissimo a quella frase, per alcuni versi mi fece provare anche un po' di vergogna, e ancora oggi mi tornano a volte in mente quelle parole, quando mi accorgo che anche se ho fatto la scelta giusta, sbaglio i  modi o i tempi e non ottengo quello che voglio, non raggiungo l'obiettivo.

Dicevo che alla restituzione di ogni compito in classe io mi stupivo che ancora una volta fosse andato così bene da indurla a chiedermi di leggerlo a voce alta, mi sembrava che stessi imbrogliando, che non erano poi così belli, così corretti, così giusti nell'elaborazione di quanto ci aveva chiesto.

E infatti all'esame di maturità presi solo 7,5 facendo degli errori grossolani. "Destrorso" scrissi, tra l'altro, e non fu accettato. Era un tema su argomenti politici, ed io all'epoca mi scaldavo molto per questo e credo che l'esaminatore esterno, sardo, fosse un po' fascio. Così decisi che l'esame finale dimostrava che per tutto il resto dell'anno avevo imbrogliato davvero.

Forse per questo non ne ho conservato uno, di quegli scritti, che pure oggi mi direbbero delle cose anche significative di  me. 

Forse in fondo non ho mai creduto veramente in me, ma ho sempre e solo finto di farlo.

Ed anche su questo c'è molto da lavorare.

V.