Sapete che c'è di nuovo? Che da oggi smetto di sottopormi alla stimolazione emotiva procurata per via artistica. Se lo scopo della musica è quello di sollecitare emozioni che uno per conto suo non proverebbe, tenetevela pure, la musica. Ridatemi un'emozione secca. Lasciate che mi devasti ogni volta che la lingua di mia figlia fa capolino mentre scrive seguendo il rigo del quaderno. Che mi goda l'immensità di un pomeriggio di noia. Che guardi un tramonto senza provare assolutamente nulla. Che mi dispiaccia lasciare solo un albero. Che mi concede il piacere di una piccola pratica autolesionistica scegliendo fra le molteplici varietà disponibili sul mercato e ne stabilisca la dose giornaliera. Che passeggiando per il lungomare della mia città di domenica mattina presto, mentre vengo costantemente superato da cinquanta/sessantenni ansimanti in pantaloncini e canottiera, a un tratto capisca che cinque righe sarebbero uno spazio più che sufficiente a raccontare la mia vita fin qui, e che il poco che ho fatto e sono mi basti. Ristabiliamo il primato di un'emozione anarchica, irriproducibile, inclassificabile, su cui non si possano accampare diritti, specialmente d'autore. Di una strizza estemporanea che non c'entra niente con le contingenze, ma quando viene non la dimentichi più. Della compostezza di un dolore vero. Dell'inconfondibile caldana che segue a una figura di merda. Dell'incomunicabilità di una cosa importante. Della ricerca del modo per dirla. Dell'indescrivibile sazietà che provi quando capisci in pieno il significato di una parola, e impari esattamente dove metterla.Allora ti sembra che il mondo, ma proprio tutto, diventi una cosa che si apre e si chiude (e quindi, all'occorrenza, si aggiusta).
DIEGO DE SILVA
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giovedì 12 gennaio 2012
Sono Contrario Alle Emozioni
martedì 10 gennaio 2012
S_postarsi
Mi ha sempre colpito il meccanismo detrattivo che la consonante «s» esercita sui verbi a cui s’attacca in modalità parassitaria, ribaltandone il significato semplicemente precedendoli, piazzandosi davanti a loro con un atto d’imperio, frustrandoli, impedendogli d’esprimersi (anzi, imponendogli di negare se stessi); allo stesso modo in cui, quando cade, li libera di schianto dal proprio peso.
Non ci vuole chissà quale fatica a destabilizzare un concetto, svalutarlo: basta (neanche la parola, come recitava un vecchio carosello, ma) la s. È un prelievo linguistico alla fonte, che con fenomenale immediatezza (scavalcando addirittura la necessità di elaborare un termine contrario) prosciuga il lavoro della parola e la disarticola, la svuota; qualche volta la umilia.
Qualche esempio: sdrammatizzare, slegare, smettere, smontare, smobilitare, smadonnare (il verbo madonnare non credo esista, però è l’attività dello smadonnamento che lo rende teoricamente possibile, per cui lo lascio), spacchettare, sparecchiare, spettinare, spoliticizzare, sprovincializzare, spersonalizzare, squalificare, sradicare, sragionare, sregolare, svecchiare, svelare, svestire. E si potrebbe andare avanti parecchio a lungo.
Non fa una certa impressione? Come può una semplice lettera permettersi un simile golpe linguistico? Uno, anzi una, arriva, ti si mette davanti, ti usa come rimorchio (lei, a te, che te ne stavi tranquillo per i fatti tuoi e sei anche grande e grosso, oltretutto), e ti dice (soprattutto lo dice agli altri, che le danno anche retta) che da quel momento (o almeno, finché lei non si scrosta da lì) tu non vuoi più dire quello che volevi dire fino a un momento prima: che non ti chiami più così, in un certo senso. Ti marchia, ecco. Ti deporta.
Oh, lo so che vi sembra una buona metafora del rapporto uomo-donna, ma uscite dal personale e cercate di restare sul piano prettamente linguistico: vi sembra bello, tutto questo? Vi sembra così facile da mandare giù? A me no.
La parola spostarsi, però, è bellissima. M’intriga come pratica dell’agire. Perché fa l’apologia della mobilità. Perché ti permette di cambiare continuamente prospettiva sulle cose. Di non essere mai dove ci si aspetterebbe di trovarti. E il non essere mai dove ci si aspetterebbe di trovarti è un modo di rendersi liberi. Soprattutto desiderati. L’unico problema è che il rendersi desiderabili tramite spostamento è un effetto che si produce solo se ti viene naturale, spostarti. Se non lo fai apposta. Perché se fai il furbo se ne accorgono.
Ma quando scrivi ti sposti eccome. Perché, a pensarci sopra, il mestiere della scrittura è fatto essenzialmente di spostamenti, d’inquietudini, di serenità costruite con fatica. Se quando scrivi non ti sposti, se tieni troppo rigidamente la rotta della storia che racconti, se ogni tanto non ti stanchi almeno un po’ delle cose che hai intorno, di come le hai disposte e di come probabilmente le disporrai, se non ti stanchi di te stesso, insomma, e quindi non provi a prendere qualche percorso laterale senza sapere dove ti porterà, al limite anche a stamparti sulle rocce, finisci per soffiare aria nell’aria.
Il problema principale a questo riguardo è che se uno scrittore imparasse a spostarsi nella vita come si sposta nella scrittura, probabilmente non scriverebbe più. Chissà se gli scrittori che smettono di scrivere lo fanno per questo.
Diego De Silva
sabato 27 agosto 2011
Basta poco, che ce vò?
La verità è che quest'approccio per così dire criminologico m'inquieta perchè è alla parte meno nobile di me che si rivolge; e lo fa direttamente, senza ipocrisia. Come mi dicesse:
De Silva | Mia suocera beve [Einaudi 2010]
Non starò qui a fare da spalla alle tue lagne pretenziose da uomo complicato che pensa di star perdendo la sua donna per chissà quali motivi intraducibili. Scendiamo di livello. Partiamo dal presupposto che sei un porco a cui piace trombarsi la prima che capita. Non ti tratterò da intellettuale distrutto, ma da maschio ipocrita che vuol semplicemente scopare e farla franca. Perciò, e senza che stiamo a farla tanto lunga, hai fatto almeno attenzione a non lasciare tracce in giro?
De Silva | Mia suocera beve [Einaudi 2010]
martedì 19 luglio 2011
La donna di scorta
Viviamo nell'attesa permanente di un estraneo a cui consegnarci mani e piedi. A cui saremmo capaci di sacrificare gli affetti più cari, se necessario. Anche quando siamo in malafede. Anche se sappiamo benissimo che al momento opportuno ci tireremo indietro attaccandoci alla più ignobile delle scuse. Conta però il momento in cui siamo disposti a tutto.
[Diego De Silva]
Certe letture avrei dovuto farle prima.
[Diego De Silva]
Certe letture avrei dovuto farle prima.
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martedì 12 luglio 2011
Malattia autoimmune
E poi c'è l'ultimo sintomo, il peggiore, dove la dignità è talmente bistrattata che la possibilità di risalire è meglio che te la levi dalla testa, ed è la dipendenza dall'umore di qualcun altro.
Questo fenomeno attiene alla fase in cui il rapporto si sta sgarrupando e lei non è più così sicura di volerti intorno, anzi, è più di là che di qua, per cui ci sono volte che è affettuosa e altre che ti tratta di merda.
La verità (che tu conosci perfettamente) è che hai smesso di interessarle, anzi, ad essere completamente sinceri, le sei salito proprio un pochettino sul cazzo, solo che ogni tanto si sente un po' in colpa e allora, colta da transitori accessi di pena, ridiventa gentile e dispiaciuta e tu, che pendi vergognosamente dalle sue labbra, appena senti odore di rivalutazione, scodinzoli come un fox terrier e te la canti come vuoi con tutta l'orchestra.
Inutile dire che a questo punto la tua storia d'amore ha già una croce sopra, perchè poi, alla fine, lo sai che quando una donna ti vuole ti cerca, e quando smette di cercarti è perchè non ti vuole più, e non ci sarebbe proprio nient'altro da aggiungere.
Diego De Silva | Non avevo capito niente
Questo fenomeno attiene alla fase in cui il rapporto si sta sgarrupando e lei non è più così sicura di volerti intorno, anzi, è più di là che di qua, per cui ci sono volte che è affettuosa e altre che ti tratta di merda.
La verità (che tu conosci perfettamente) è che hai smesso di interessarle, anzi, ad essere completamente sinceri, le sei salito proprio un pochettino sul cazzo, solo che ogni tanto si sente un po' in colpa e allora, colta da transitori accessi di pena, ridiventa gentile e dispiaciuta e tu, che pendi vergognosamente dalle sue labbra, appena senti odore di rivalutazione, scodinzoli come un fox terrier e te la canti come vuoi con tutta l'orchestra.
Inutile dire che a questo punto la tua storia d'amore ha già una croce sopra, perchè poi, alla fine, lo sai che quando una donna ti vuole ti cerca, e quando smette di cercarti è perchè non ti vuole più, e non ci sarebbe proprio nient'altro da aggiungere.
Diego De Silva | Non avevo capito niente